Il Cane da pastore dell’Asia Centrale. Pre-molosso di selezione naturale, ancora oggi esistente e immutato

di Luiza Dagmara Conti*

Per scoprire le origini di questa razza è necessario tornare indietro al IX millennio a.C., quando in Iran fu addomesticata la capra e poco dopo la pecora. Le migrazioni di capre e pecore sono molto simili. In Turkmenistan settentrionale le pecore giunsero nel VI-V millennio, in Europa nel V (la pecora selvatica europea fu addomesticata nel IV millennio a.C.) e in Cina nel III millennio. Avanti Cristo, naturalmente. Prima degli ovini fu addomesticato il cane – il suo progenitore era un piccolo lupo – e questo in varie parti del mondo, come avvenne nel XII-XIII millennio a.C. nella catena montuosa dei Monti Zagros, fra gli attuali Iran e Iraq. Nell’VIII-VII millennio a.C. in quest’area iniziò il passaggio all’allevamento del bestiame. Il cane si trova in ogni spostamento e in tutti gli insediamenti nei delta dei fiumi – dal bacino idrografico del Giordano al nord della Turchia, dal nord dell’Anatolia al nord-ovest del Turkmenistan. In Cina il cane arrivò nel V millennio a.C. (Shnirelman, 1985). Sono stati ritrovati alcuni scheletri di cani di taglia leggermente superiore a quella dell’attuale Pastore Tedesco, ma erano più grandi di tutte le razze del neolitico che erano al massimo delle dimensioni dei Laika – un gruppo di razze di cani da caccia delle zone boschive dell’Europa e dell’Asia settentrionali.Nella stazione archeologica Dzheytun, situata a 30 km a sud-ovest di Ashgabad, è stata scoperta una nuova civiltà con la cultura matriarcale; tra le tante cose ritrovate vi sono due scheletri di cani datati al 2400 a.C., rispettivamente un maschio di 69 cm al garrese e una femmina di 58,2 cm. Erano stati sepolti con il rispetto riservato agli importanti membri della comunità. https://youtu.be/vc2yVXNbHvE

Con l’aumento dei capi di bestiame e con l’allargamento del raggio di pascolo, cresceva il ruolo del cane nella difesa dai predatori. Ciò ha assunto ulteriore importanza con nomadismo. Al Museo Louvre si può ammirare una coppa d’argento, ritrovata in Afghanistan orientale e datata IV millennio a.C. (secondo altri risale al II millennio a.C.), raffigurante nove cani con coda e orecchie mozzate, il padrone del gregge e alcuni pastori. Questi cani ricordano in modo esemplare gli odierni cani dei pastori nomadi.

A imparare la loro storia ci aiutano anche i ritrovamenti in Iraq. I celebri cani degli assiri “specializzati in battaglia”, utilizzati nel VIII-VII secolo a.C. nelle guerre (Shnirelman, 1985) non sono molto diversi dai buoni maschi di cani da pastore dell’Asia Centrale dei nomadi. Molto probabilmente i loro avi più prossimi venivano selezionati tra i migliori cani da pastore. In Iraq dai cani da pastore è derivato il mastiff, di cui possiamo trovare piccole sculture, spesso di femmine con cuccioli, in vari musei nel mondo. Con l’estinzione dell’antica civiltà mesopotamica è scomparso il primo mastiff conosciuto. Il secondo discendente dei pre-molossi era il cane dei greci e dei romani. Douglas B. Olif (2000) dimostrò che a questo potente cane venivano mozzate le orecchie, la testa era squadrata e aveva la criniera simile a quella di un leone. Questo molosso è rappresentato molto bene nel museo turco di Adalia. Nelle dimensioni questo molosso era come il Boxer, cioè non così grande come lo immaginiamo oggi. Anche questa razza si è estinta, insieme all’impero romano. I molossoidi che conosciamo oggi sono derivati dai pre-molossi, ossia cani da pastore locali oppure vicini.

Statuette in argilla raffiguranti cani assiri (Ninive, VII a.C. circa).

Uno dei primi scienziati che studiò i cani in Asia Centrale fu il professore S.N. Bogolyubskij, il quale scrisse l’articolo In riferimento al pastore del Turkmenistan, pubblicato sul giornale Allevamento e addestramento del cane, 1927, n°15, pagg. 3-5. Una curiosità: Bogolyubskij viene sempre indicato come facente parte dell’Accademia delle Scienze del Kazakhstan, ma lo fu solo in seguito poiché questo istituto fu fondato nel 1946. Molto più antica è l’Accademia Russa delle Scienze.

Comunque, ecco cosa scrisse Bogolyubskij: L’odierno (N.d.A. si riferisce al 1926) Turkmenistan è un paese situato tra il Mar Caspio e il fiume Amu Darya. I 9/10 del territorio sono occupati da un deserto quasi senz’acqua, non adatto all’agricoltura, ma la cui erba, secca e grossolana, sfama numerosi greggi di diverse razze di pecore. Qui troviamo la pecora turkmena Kurdjuk, la pecora Karakul e la pecora Horosanska dalla lana fine. I resti delle antiche culture in combinazione con lo stile di vita primitivo caratterizzano l’attuale Turkmenistan nomade-sedentario. Di montagne particolarmente elevate ne troviamo poche, a parte il Kopet Dag sulla frontiera dove pascolano diversi greggi. Tuttavia, né deserti né oasi né montagne possiedono animali domestici locali caratteristici, che sono uguali in tutte queste differenti condizioni orografiche. Nel caso dei cani, possiamo dividerli in quelli di città e quelli di campagna, con villaggi e capanne. Nelle città troviamo molti cani, ma non randagi perché questi ultimi scarseggiano. La stragrande maggioranza sono meticci o cani con evidenti segni di incrocio con razze da allevamento come Setter, Pointer, Spitz, Pinscher. Raramente s’incontrano cani da caccia o da guardia nativi. Solo dietro agli alti muri di argilla che dividono i giardini si sente il rumore delle catene accompagnato da un profondo e potente abbaio di cani di grande mole, che provengono dalle steppe e dai villaggi turkmeni.

Turkmenistan, 1948

Nelle zone confinanti con l’Afghanistan, in mezzo ai meticci c’erano cani a zampa corta con il tronco prolungato (N.d.A. tipo bassotti). Per sentito dire, più vicino a Kushka, (anche detta Serhetabat) si incontrano intere cucciolate di cani anuri. Anche io ho visto cuccioli del genere. Però i cani anuri non sono tipici di queste zone. Il gruppo più caratteristico sono cani da pastore (N.d.A. in russo, ovcharka), i quali nelle città vengono utilizzati come cani da guardia. Che cani sono? Come si rapportano con gli altri tipi presenti? Sono sufficientemente consolidati e omogenei? Ecco le domande che sorgono al primo incontro con loro. Questo gruppo ha a disposizione un vasto territorio ed è legato ai popoli che si occupavano di pastorizia. Fin dall’addomesticamento del bestiame servivano cani sufficientemente grandi e legati all’uomo, capaci di respingere i predatori e difendere i beni del padrone. Probabilmente alcuni cani simili vivevano con l’uomo prima dell’addomesticamento di pecore e capre. Ma solo allora sono divenuti importanti, benché non del tutto domestici, poiché sono diventati fedeli compagni dei loro padroni e dei greggi. Troviamo i loro crani e le loro ossa in diversi siti neolitici in Europa e in Asia.

In Europa (N.d.A. fino agli Urali considerata ancora Europa) la pastorizia nomade è durata relativamente poco a confronto dell’Asia. Per questo motivo si sono salvate poche forme europee di questi cani. Invece nell’Asia Centrale abbiamo la cultura nomade temporalmente ben più lunga e con essa anche un’antica cultura dei cani da pastore. Per questo motivo non possiamo definire i cani turkmeni vicini al loro antenato lupo, essendone lontani come gli Alani e i San Bernardo. Sono tipici cani, di diversi colori del mantello, con coda tenuta alta, orecchie pendenti, muso largo, zampe lunghe, denti forti, con pelle spessa e robusta, ecc. Solo la testa dritta e lo stop quasi inesistente evidenziano che sono cani di selezione naturale, diversi da quelli europei impiegati nella pastorizia. I Leonberger, i San Bernardo e probabilmente gli Alani non sono altro che forme derivanti dall’allevamento moderno di cani da pastore locali. Però in Europa il tempo dei veri cani pastorali è finito (N.d.A. tranne alcune eccezioni). Dove si sono estinti i predatori e il bestiame viene tenuto recintato e in stalla, il bisogno di questi cani è scomparso e quindi sono diventati cani di moderna selezione, più obbedienti ma meno forti. Sono rimasti pochissimi cani da pastore europei con aspetto arcaico (N.d.A. siamo sempre nel 1926). Ne fanno parte i pastori russi (N.d.A. Cane pastore della Russia Meridionale), pastori del Caucaso, Komondor, cani dell’Appennino, cani iberici, cani della Champagne e altri. Questi cani sono il residuo della vita nomade o semi-nomade dei popoli europei, stanziati nelle aree di allevamento del bestiame soprattutto in montagna. Relativamente alle forme puramente asiatiche sono conosciuti i cani del Tibet (spesso di colore nero) e quelli afghani (che ricordano i pelosi cani russi da pastore). Degli altri sappiamo pochissimo, soprattutto perché documentato dai racconti frammentari dei viaggiatori. Per questo motivo ogni relazione sui cani da pastore delle repubbliche dell’Unione Sovietica ha un grande valore.

In questo articolo voglio descrivere il cane chiamato dai nomadi Strangolatore (N.d.A. Bassar, in turkmeno). La prima cosa che salta all’occhio sono le orecchie e la coda mozzata, usanza dovuta alla convinzione che bisogna togliere le parti vulnerabili quali coda e orecchie. Ora diverse persone sostengono che il taglio delle orecchie migliora l’udito del cane. Sarà come sarà, ma questa consuetudine ha antiche radici. In tutti i villaggi, i kishlak (N.d.A. accampamenti) o nei singoli greggi, abbiamo trovato questi cani. Tutti sono caratterizzati da una grande malizia e grazie alla loro mole sono ottimi guardiani. Nelle città sono tenuti a catena, invece nei villaggi girano liberi e se li si attraversa al tramonto, anche a cavallo o in groppa ad un asino, si rischia di essere morsicati. Senza un buon bastone, oppure come fanno i turkmeni che gli tirano la sabbia o usano i lazo per colpirli o bloccarli, un estraneo non passa dove ci sono questi cani. Inoltre, diversi di loro sono abituati ad arrivare strisciando, senza abbaiare, per poi attaccare le gambe (N.d.A. anche se si è a cavallo).

Turkmenistan. Il cane sulla groppa è un levriere Tazy.

Prendere le misure a questi cani è molto complicato in quanto spesso neppure i loro proprietari sono in grado di tenerli fermi. Sono riuscito a misurarne pochi, anche coprendogli la testa (N.d.A. Per non farli mordere). Si diversificano molto per il colore del mantello. I più comuni sono: marrone-grigio, tigrato come la iena, nero, bianco, nero con bianco, paglierino con bianco, sabbia con muso scuro. Spesso i cani neri, di color cenere e tigrati hanno macchie bianche sulla testa e sul collo. Il muso dei cani chiari è spesso scuro o moschettato. Il tronco, di lunghezza media e dritto, a volte ricorda il corpo di un San Bernardo a pelo lungo. Nella maggioranza dei casi il pelo è molto folto. La coda, che sono riuscito a vedere solo due volte integra, è lunga e a falce con una lieve distorsione. Le orecchie sono pendenti e di lunghezza media. Il salto naso-frontale (N.d.A. ossia lo stop) è quasi inesistente, per questo il muso appare lungo e largo. Gli occhi sono piccoli, infossati, poco espressivi e rabbiosi. Il collo è dritto con la collottola fortemente sviluppata. La linea dorsale è leggermente concava, la groppa è leggermente più alta del garrese. Le zampe sono dritte, piuttosto lunghe e molto forti, robuste. Il piede è grande. Il petto non è molto profondo ma largo. Un esempio di altezza al garrese per i maschi è 70-75 cm. Non esiste un libro genealogico di questi cani, ma si coltivano le linee dei cani in grado di prendere il lupo. Per morfologia, i cani dei pastori che conoscono le loro linee di sangue non si differenziano da quelli “purosangue”. Le misure di uno di questi cani sono: testa 25 cm; altezza al garrese 70 cm; altezza groppa 71; profondità del torace 27; lunghezza del tronco 72; circonferenza dietro le spalle 80; circonferenza del piede 15. Presente il quinto dito sulle zampe posteriori. Dita enormi, molto divaricate. Questo cane accompagna il gregge di Karakul, incontrato nella zona desertica di Uch-Agi. Il mantello è color paglia. La particolare costruzione del piede è, ovviamente, indispensabile per spostarsi sulla sabbia.

Splendido Cane pastore dell’Asia Centrale dell’Allevamento Karanuker.

Brillano nel ruolo di guardiani dei greggi e delle case. Sono molto attaccati alle loro pecore, si caratterizzano con elevata sensibilità e coraggio. Pertanto, in tutti greggi, a volte composti da mille o più soggetti, si possono trovare sempre 3-4 cani. Nella loro esistenza sono più inclini alla selezione naturale, che a quella allevatoriale. Vengono nutriti dai pastori turkmeni con farina di durra (N.d.A. varietà di sorgo, coltivata in Asia e in Africa, dai cui semi si ottiene una farina usata per fare il pane) e spesso si procurano da soli il cibo. Molti di loro vengono uccisi in combattimenti tra simili (N.d.A. non si tratta di scontri organizzati dall’uomo), con lupi, ghepardi (N.d.A. all’epoca ancora esistenti in Turkmenistan, estinti nel 1984 ma con possibilità di ritorno naturale essendocene una popolazione al confine, in Iran), gatti selvatici (N.d.A. il leopardo è ancora presente in Turkmenistan). Sopravvivono i cani più forti e più resistenti. Attraverso l’allevamento professionale si potrebbero ottenere da loro alcuni soggetti molossoidi con l’istinto migliore e meno coccoloni (N.d.A. di quelli esistenti all’epoca nel 1926. Di fatto la cosa è poi avvenuta). Questi cani potrebbero rappresentare un’eccellente base per la selezione dei cani da guardia e dei cani da guerra (N.d.A. utilizzi militari, anche questo poi avvenuto) e penso non solo per le zone meridionali e aride. Viste le loro poche esigenze nel mantenimento, la capacità di sopportare il caldo ma anche il freddo invernale perfino nelle montagne, questi cani possono dare vita a diverse linee di sangue, che potrebbero ricordare Alani-Dogue, Leonberger, San Bernardo. Invecchiano verso gli 8-10 anni. Difficilmente vivono di più, visto che non s’incontrano cani più vecchi. Sicuramente muoiono non appena i sensi smettono di funzionare perfettamente. Con grande sorpresa, nonostante la vicinanza della provincia di Merv all’Afghanistan, non sono riuscito a vedere nemmeno un esemplare del famoso cane da pastore afghano, a pelo lungo setoso un po’ ondulato e orecchie lunghe.

Turkmenistan, 1912.

Un caratteristico cane da caccia del Turkmenistan è il Tazy, un levriero instancabile per le lunghe distanze, durante il movimento tocca appena il suolo e persino i muri non sono ostacoli per lui durante la corsa. Ha un’altezza di 50-60 cm. Il colore del mantello può essere: paglia, cenere, raramente nero con bianco. Il pelo è liscio – nonostante i Tazy facciano parte dei levrieri a pelo lungo – e solo sulle orecchie è lungo setoso e ondulato, e anche sulla sottile coda appuntita. Per loro prendere la volpe, la lepre, l’istrice o la gazzella non fa alcuna difficoltà. Questa indole verso la caccia fa sì che i turkmeni li apprezzino molto. Nonostante le due razze Tazy e Pastore Turkmeno siano così ben definite, si incontrano incroci sia tra loro, sia con altre razze e meticci. Ho visto alcuni incroci (casuali) con Setter e cani da pastore, nel loro aspetto vediamo le caratteristiche del Setter, ma nel carattere spicca la malizia e mordacità dell’ovcharka. Negli incroci col Tazy non si trasmette il tipo di orecchio, però la forma della testa si mantiene bene, come il ventre retratto e la forma della coda. Globalmente i cani del Turkmenistan danno materiale di studio molto interessante e danno spazio agli cinologi del posto di applicare loro osservazioni”.

Qui termina la descrizione fatta dal prof. Bogoljubskij, confermata fra l’altro dalle ricerche eseguite dal generale A.P. Mazover dagli anni ’30 del secolo scorso. Il primo standard di questa razza risale agli anni ’50, che poi divenne ufficiale nel 1975. Ecco qualche dato. Le altezze al garrese dei cani maschi che hanno fatto da esempio per la stesura dello standard negli anni ’50 sono:

Da sinistra: Sakar 64 cm, Karauz 70 cm, Konurdzha 68 cm.

Da sinistra: Bars 72 cm, Bosar 71 cm, Koplan 81 cm.

Le altezze alla spalla in centimetri dei cinque migliori esemplari nella Expo Nazionale di Leningrad del 1965 furono: maschi (in ordine di arrivo): 68, 69, 69, 71, 71; femmine (sei, in ordine di arrivo): 63, 65, 66, 68, 64, 63. Le misurazioni dei 100 migliori esemplari a seguito dei greggi in Kazakistan eseguite nel 1988 da J.P. Pilshchikov furono: maschi, da 65 a 74 cm; femmine da 69 a 70 cm. Il nome della razza riconosciuta da FCI è Cane da pastore dell’Asia Centrale, in russo Sredneaziatskaya Ovcharka, che significa Cane da Pastore della Srednaja Azja (Asia Media). Srednaja Azja è il nome che i russi hanno diedero a una delle regioni economiche dell’Unione Sovietica e comprendente le Repubbliche di Turkmenistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kirghistan. Il cane da pastore era chiamato Pastore di Turkestan, perché tutte facevano parte del Turkestan. Infatti i russi nei testi hanno sempre detto cani dell’Asia Centrale e Kazakistan, ma in seguito troverete altre notizie al riguardo.

Mappa dell’Asia Centrale secondo le definizioni russe ex sovietiche, generiche e dell’Unesco.

Oggi, nei greggi dei pastori nomadi, i cani hanno le stesse misure perché possiedono la costruzione morfologica (e caratteriale) ottimale per un cane da lavoro di quelle zone. Si capirà che sono cani formatisi migliaia di anni fa sul campo e non da qualche decennio, come quelli di cinofilia moderna. Il Cane da pastore dell’Asia Centrale da gregge è pressoché uguale in tutta la zona d’origine, pertanto è sbagliato dividerne l’appartenenza in diverse nazioni, perché l’abolizione delle terre comuni è in vigore da pochi anni, mentre i greggi si sono mossi per millenni nelle zone in questione. Le tribù di pastori nomadi spesso vivono in paesi che non sono i loro, per esempio possiamo trovare tagiki in Afghanistan, kirghisi e kazaki in Cina, turkmeni in Tagikistan è così via. Le differenze nei cani sono dovute alle origini delle tribù dei nomadi. I cani dei nomadi turkmeni, uzbeki e tagiki sono dello stesso ceppo, mentre fra i cani dei kirghisi e quelli dei kazaki possiamo trovare soggetti più laikoidi (lupoidi) con orecchie semi-erette e musi affusolati chiamati Kirghiskaya Ovcharka (all’inizio del secolo scorso il Kazakistan faceva parte del Kirghizistan), un cane a sé, presente nelle esposizioni cinotecniche russe negli anni ’30 del secolo scorso. Parlare di razza in riferimento agli Asia Centrale dei nomadi è lecito, perché i loro cani possiedono e trasmettono le caratteristiche morfologiche e caratteriali fissate per migliaia di anni dalla selezione naturale con il minimo intervento dell’uomo. I nomadi sono molto gelosi dei loro cani, e sono abili nel distinguerli da quelli degli altri.

Ecco alcune differenze tra la cinofilia moderna e quella tradizionale: i nomadi (proprio perché nomadi e non agricoltori) non danno quasi mai da mangiare ai cani per il semplice motivo che quasi non ne hanno per sé, e così i cani cacciano autonomamente, come fa il lupo loro progenitore. Si penserà naturalmente che i nomadi potrebbero alimentare i cani con il siero di latte, come fanno i pastori in Italia o Spagna, ma il fatto è che le pecore dell’Asia Centrale sono da carne e non vengono munte. https://www.youtube.com/watch?v=5JmJonTLqnE

L’aspetto esteriore è frutto di selezione millenaria, e a migliaia di chilometri si possono trovare cani identici ma per nulla imparentati. La costruzione di ogni singola parte del corpo è dettata dalla funzione e dall’ambiente, come ad esempio l’assenza di stop, che caratterizza molti predatori mammiferi selvatici, o il peso e l’altezza, che sono ottimali per le mansioni. Non meno importante è il carattere. In pratica, questi cani si distinguono moltissimo da quelli europei. Sono soggetti a una selezione naturale continua e durissima, dovendo affrontare la fame e la sete in un clima che nel Turkmenistan è caratterizzato da forti escursioni termiche stagionali e scarse precipitazioni, con temperature gelide di -25° e torride spesso superiori a 40°. Inoltre la presenza in quell’area di animali pericolosi come serpenti (cobra inclusi), scorpioni e insetti, nonché dei predatori con cui devono confrontarsi – dall’orso alla iena, dal lupo al leopardo – è un altro aspetto onnipresente. Il pastore non è in grado di scegliere il cane antilupo, ma è il lupo a fare la selezione, ovvero rimangono in vita solo i cani in grado di scacciarli. L’uomo neppure sceglie i riproduttori, poiché i cani si accoppiano da soli, con una ulteriore selezione. https://www.youtube.com/watch?v=GXRooX1nGBM

Nel branco troviamo fino a nove maschi perché difendere è il ruolo del maschio e non sempre è presente una femmina. Più di una è raro, in quanto le femmine di Asia Centrale non ne accettano altre indipendentemente dalla loro dimensione, la prole di una è a rischio di morte per via dell’altra. La femmina incinta, esattamente come i lupi, prima del parto cerca un luogo idoneo e vi scava una buca dove partorire. La selezione è molto dura: sotto la madre i pastori lasciano uno o due cuccioli, quelli che servono a loro, e non ci sono cure di alcun tipo, nessuna profilassi, nessuna integrazione alimentare. https://www.youtube.com/watch?v=DpqXMtVneUo&t=38s

Il cane sotto molti aspetti viene abbandonato a se stesso e nel caso si ammali, se guarisce bene altrimenti viene rimpiazzato, ragione per cui sopravvivono i più robusti, intelligenti, adattabili, sani e soprattutto più utili al pastore. Il Cane pastore dell’Asia Centrale è una razza molto completa, il guardiano per eccellenza, diffidente e pronto ad affrontare gli estranei di ogni specie, dai ladri a due e a quattro zampe, e deve agire senza ausilio e comando del padrone. Possiede sia l’aggressività intra-specifica sia quella inter-specifica e qualsiasi estraneo è suo nemico in quanto abituato a vivere in contesti poco popolati vedere altre persone non è usuale come accade per i cani europei. Allo stesso tempo, obbedisce al pastore-padrone, in grado di fermarlo con le sole parole in caso di necessità. L’Asia Centrale non è solo un diligente custode del gregge, ma pure un cane versatile valido per la caccia grossa, la difesa delle carovane negli spostamenti e la guardia della tenda o casa del pastore. Siamo fortunati che ancora oggi esista questo cane, e per conoscerlo sul campo è consigliabile un viaggio presso quei nomadi alla ricerca del loro custode il quale, grazie all’isolamento geografico, alla pastorizia nomade sempre presente così come i predatori, e alle abitudini delle tribù, tuttora è ammirabile così com’era nei tempi remoti. E lo si scoprirà molto diverso dal cane che propone la cinofilia moderna negli allevamenti in Asia, in Russia e in Europa. Un retaggio del passato, ma ancora valido e perfetto cosi com’era 6.000 anni fa.


*Luiza Dagmara Conti, titolare del rinomato Allevamento Karanuker, è una delle più grandi esperte di Cane pastore dell’Asia Centrale. E’ stata la prima a portare in Italia questa razza con esemplari tipici e funzionali scelti nei pascoli del Tagikistan e la prima a divulgare in Italia e in Europa la relativa documentazione scritta, fotografica e filmata, realizzata anche da lei in loco. Tuttora è un’autorevole presenza ai test di carattere e ai seminari in Italia e all’estero.